Noi che non ci separiamo.
martedì 30 marzo 2010
Ho scelto. Io mi suicido
lunedì 29 marzo 2010
Felici noi Smontiamoci
Tra scale mobili piste cascate di spettri sfocate
Smorfio e Smorfio la predica Predìco ma non friggo
Sono inatteso a cercare qualcosa che sappia la sua
perfezione
Sono in attesa della bohème della sciarpa
Di un posto scaffalato Della mia ovulazione di un cestino
Asfissiante
D’amore d’amore e devozione e fedeltà e bombe a mano
domenica 28 marzo 2010
Aphrodite è come Dio, solo più bianco
mercoledì 24 marzo 2010
Prima v'era
lunedì 22 marzo 2010
Efficienza
sabato 20 marzo 2010
Più di quando non trovo gli occhiali
mercoledì 17 marzo 2010
Le cose impigliate. Un distillato
martedì 16 marzo 2010
Gradirei un Cordiale
sabato 13 marzo 2010
Le Reciproche
Biblioteche
giovedì 11 marzo 2010
Il Telefono Senza Fili
Take the Power Back
mercoledì 10 marzo 2010
Nothing but the girl
Non Arrivi
sabato 6 marzo 2010
il Dio Meringa
venerdì 5 marzo 2010
"ricordarsi la Poesia
Amando
Il mondo s’è spalancato
su un’infinità di grazia
Ed adesso ho paura.
Sono proprio come gli altri.
Amavo te
Il mondo si spalancava
Su una violenza reale:
quanto è crudo amare
mi lascia spirito e non spazio.
Ti amo
Dove ho messo le parole?
Io non sono più perfetto.
Perfezionami, promettimi
Ti amo. non ti tradirò
in questo mite vuoto
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata alla fine del mio gioco.
Amai, Umberto Saba
(ricordarsi la Poesia. Nuove lune)
giovedì 4 marzo 2010
Aceddu nta' la argia, canta o pp'Amuri, o ppì raggia.
martedì 2 marzo 2010
Mafaldina cotto e scamorza
L’editoria non mi piace perché l’editoria se ne frega.
In quest’azienda che mi spiega cosa sia, l’open space ipocrita dove si sussurra dietro i paraventi ed in faccia si salutano, e a tratti schiettamente sclerano senza dire mai affanculo: resta solo da guardare, ché mi salvano, me
…e da essere scaldati dalla mediocrità delle cose fatte a caso che già aleggiano qui intorno: nei pullover mistolana nei riscaldamenti, nella televisione e nella mensa animale, nelle punte multiple del massiccio grosso di ghiaccio che saranno tutti i libri fatti male – ché il consumatore, che si fotta; nella loro inadeguata inesattezza – ed è inumano
davvero, inumano, Restare a Friggersi il Cuore con il caffè e la sigaretta senza un motivo, senza poterle dare aiuto, alla mia idea di qualità, mi nevica del grigio dalla testa
e mi rifiuto. Pranzando da solo. Tuona il mio rifiuto (e non si nota) all’amalgama di questa medietà riflessa nell’organico ballerino – le sue facce milanesi impagliate
…nella forza d’una sociopatia sempre meno strisciante io mi faccio un po’ eremita e non mi accorgo: che non voglio condividerla, quest’aria da schizzinoso, vergognandomi dell’individualità e dello sfregio
[della intelligenza]
dove il silenzio è ognuno sciolto a velenetto nei bicchieri di plastica caldi di rumore, di fervore, di chiacchiere e biascicare: dai pianti della cassa integrazione si leva la soglia residua d’umanità che mormora e diafana dissolve
la spersonalizzazione è una farsa e l’eccellenza e l’attenzione
perché stanno tutti bene dietro quello che non scrivono e non leggono e non vivono (e fa schifo).