Noi che non ci separiamo.
domenica 31 gennaio 2010
Deity
venerdì 29 gennaio 2010
Milano.
Ti piacerebbe, questa casa. Piena di cianfrusaglie e dei bar della mala anni’70.
Respirando un po’ di Poliziottesco [Esco. Mi riempie la Linfa Grezza di cose da Scrivere e il rumore, rumore di Metro; quando lo sguardo s’incastra negli scioppati e nel Crocchio di Cracker tra Denti da Latte – di cuffie e di Libri e di guanti di pelle su Mani di Mostro un po’ yuppie un po’ Pd. di bambine che stringono Mamme Impiegate e tra Dita un biscotto. Di studenti che provano a parere etero di fronte a studentesse, etero. Di pelli disfatte dall’acne, bianche e nere, in via Sarpi più gialle, altrove Meno. E si muove, il vagone, veloce e s’arresta Tutti barcollano, sbronzi, d’Ebbrezza, di Pista.
Oh Gioia Futurista?
Mi sento, con tutte le valigie, un po’Terrone e Felice che espongano Lichtenstein in meraviglie d’eventi Privati, mi sento Euforico di vivere e Lavorare dentro La Città [Milangeles, mi diceva dicesse Un’Amica; Manlio Ma NO CheStronzataHahHaHhha Rispondo. Ed insomma
Milangeles, dove il brutto ricordo della Stazione Centrale s’apre su un Piazzale grigio lava e Luminoso e Inquinato – Duca d’Aosta – di Promesse, di Messe da Requiem del passato Remoto [l’apogeo degli Ottanta rivestì come Carta Piombata lo spirito in Caffè e le risposte ingegneristiche, industriali della prima ‘900. Con Promesse, lo erano anche quelle; spero non siano Compromesse anche per me che sono nuovo; Pure! Di già. Milano non fare la bugiarda, rispettami. E diventa la strada Fabio Filzi, ed il chiosco Blindato uno Spazio Monitorato la fobia affascinante [dei Tram, della Gente] il Piccolo Teatro – il teatro Nuovo, in cui sono un volto interessante e anche Poco: come Tanti, e tutti poco.
Mi sento un po’ come Marcovaldo a girare nelle città invisibili, sopra una sciarpa che Non Esiste e l’unico a ridere – sarà ingenuità? – in mezzo alle persone. Se vogliamo trascendere lo stereotipo metropolitano, però, un sacco di gente ricambia i Sorrisi e sostiene lo Sguardo [La bambina, i denti. Gli occhioni] ma Forse, venendo da Bra era impossibile: fare di Peggio.
Le facce più intriganti del momento, ad essere sincero, sono quelle slavate degli sbandati quarantenni – gli abitanti del quartiere, come ovunque – che frequentano il bar videopoker sotto casa, quelli sfatti dal lavoro o dalla Leva che li vide machi e aitanti, quelli delle operaie della Vodafone e delle troie di qui dietro. Chi sono i milanesi più meneghini? Ambrosiana Bottana o Bottarga d’Imprenditore, Salamoia di futuro decrepito come la TV Italiana, Comunismo di Fede. Paradossi al Parossismo, ma sarò turista, sarò colto ed ignorante Esploratore, esploro casa e Cassetti, Crepe e Cessi con Cornici Gialle, Vedrò.
Ti piacerebbe, questa casa. Vedrai*
giovedì 28 gennaio 2010
Mi manchi Tantissimo [...] (e poi, e poi, e poi.)
mercoledì 27 gennaio 2010
Ripartire. Finalmente
martedì 26 gennaio 2010
Afterhours
Sera.
Un viaggio di ricerca non è esplorare nuovi posti.
È avere occhi nuovi.
(Andrea Pazienza)
Te la dedico, ché tu possa vedere ciò che C’è. dove non c’è
Ogni volta che necessiti una sensibilità carnivora,
Ogni quando ne hai bisogno e vuoi far finta
di non essere Quel Senso di Speciale. essere con te/sempre.
lunedì 25 gennaio 2010
Karma Plantageneto
sabato 23 gennaio 2010
E gridarono Terra
venerdì 22 gennaio 2010
Heartless News Takhykardia
Amor Verdadero
Spero che un giorno dalla Montagna
tutte le maschere si stacchino dai fianchi con gran suono
di detriti Scivolando.
Quando l’ultima crosta – come lo smalto ricopre il dente
sarà Frantumi piano dal suo Apice, svestendo
io vedrò la Montagna alla base dell’Arrampicata;
e lei sorridente di timore vedrà me.
mercoledì 20 gennaio 2010
ch'Essenza *
martedì 19 gennaio 2010
Si chiamava Sì.
“Sì, ma per fare quelle cose è necessaria la perfezione degli spiriti sottili, e tu non sei uno spirito sottile. Sei uno spirito robusto, nobile quanto vuoi, ma…!”
“È vero. Ma alleno soltanto il mio senso del bello”, rispondo alla Collegiale.
Io che adesso vorrei avere un quaderno di carta riciclata per appuntare a penna questi colori caldi di candela.
Vorrei sempre essere tanto brillante, con un intuito così forte… Da lasciare in silenzio le persone con cui parlo. Vorrei sempre l’illusione che duri: un momento per andare in apnea, l’apnea senza tempo, per non calcolare il futuro tra le possibili deviazioni. Mi piace quando metto musica così fine, una dopo l’altra senza senso, ma con sentimento. Mi piace quando parte una canzone a caso e sentire che è quella giusta, come quando pensi a un nome che non ricordi e lo perseguiti fino a sfiancarlo, per poterlo assaggiare. Lo baci su un tappeto di foglie secche. Mi piace quando fuori è silenzio e case basse. Mi piacciono le camere d’albergo grandi con quattro letti che si guardano, danno l’impressione che esista un mondo con una barriera in meno, e una dimensione in più; rispetto a quelle doppie schifose che ti sbattono il muro sul muso. Magari, se si tratta di un Hilton, non ci sono neanche delle belle finestre, e io non voglio spendere troppi soldi in lusso, finché sono giovane. Io non ho soldi! Vorrei tanto di questo Kashmir da poterci annegare, tanto di questo polline da cucinarci dei dolci buonissimi con… Daniela… Quanto mi manchi certi momenti! Molto più che in tutti gli altri, cara. Quando vedo un’insegna che ti piacerebbe, un negozio in cui entreresti, una libreria in cui sfoglieremmo tutti i titoli. Quando vedo queste boucheries tanto facili e sature di luce dorata di forno, e le botteghe di nettari da ubriacarsi, le conserverie coi tovaglioni a quadri e le scritte a gessetto. Ti penso infilandomi in un intrico di pali sui canali, scattando una foto, quando mi fermo a guardare i rosoni di ferro battuto e le teste dorate sugli architravi delle porte. Ascoltando qualunque canzone, ti penso, un modo lo trovo! Qui la gente viene da tutte le parti dell’etnosfera eppure sembra il mondo fra trent’anni, tutti lucidi e alti uguali come pupazzi in un plastico velato d’utopie. Stasera, associo cose slegate e mi dedico al pensiero laterale. Noi andremmo sui canali e ci sarebbe tanto vento, Dani, sai quanti bei posti per fermarsi? Ti penso in genere quando vedo qualcosa di bello, poi qui piove ed è un bel piovere, ché tiene fresche le rose rampicanti. Se annuso le dita sento il tuo odore…!
Sono grato a Dio di aver creato l’Olanda. Sono grato a Dio come ogni giorno, gli sono davvero grato per aver creato qualcosa.
Il latino, ad esempio
ma solo perché si può scrivere con suprema eleganza sui palazzi ed è divertente
bella (la Luna)
il Sole
oddio sento uno strano tremito dentro e mi piace
Between the Sheets.
Rieccomi in tempi, meno Sospetti, a parlare Tra le righe.
È il mio compleanno, quasi un mese che io e mio padre abbiamo Rotto
al Telefono è un Fervore nel Suffragio d’Avvocati e Cose Toste,
mia Madre – mia Sorella
Cresce Sempre ed io Aspetto
che lei compia 18 anni ed i suoi Raaacco! e le storielle in Mistolana, e l’Esame, di Stato e i Saldi buoni e i Francesismi e L’Occasione, di Proteggerla: ogni Giorno: Aspetto
che sia bambina del passato-
Il suo farsi di più Meraviglia, nella Strada che si Porta nella Voce; Aspetto, che Sbocci: come più le piace. Ed ogni nota fa sempre Giardino/
assisto.
*una Milano che non arriva.
l’Odore della Distrazione,
Libido La fiamma che vedo a lei [Dietro, di [Dietro le [Spalle, [Sdoppiata [Il mio
Stomaco Sofista, che pauroso… Uno sguardo dei Suoi per uscirmi -dalla stanza Buia, si proietta: “Officina del Mito”
Cowgirls, they just wanna Have Fun; Tu Pivello?
L’incostanza, fiducia. , Distanza
La Fede
ediltempo/ ediposti/ pervincere/ “Battiamoil-Tempoei-Posti!”; Ma io reclamo adesso. Il suono della mia Ingenuità. La forza accecata dei Credenti: reclamo le mie Dominanti, potenti Passate; Future. e Presenti, voglio. In un conato di vita essere il lume Sbagliato. Capo d’ala al paradosso della Duplice Natura. Sarò la Morte che non fa Paura, all’Amore; un Sofista Sognatore.
Il mio Stomaco Sofista, ma anche cinico e Inumano,
mi denigra ché ci Sento.
[…Signiruzzu, abballa, abballa: cà lu Chianu è Tuttu
d’o To’… Unni posi li to’Piduzzi, nesci Gigghi e
Basilicò…]
Credo in noi, ecco cos’è questo lancinante Sole…! Non ti peserà, le tue mani farsi Pugno e i passi Dentro, con buio e sereno Salmastro
Ti Cerchi/ mi stringi le dita e i baffi
Ti Cerchi/ il sogno che vince
Ti Cerchi/ il sogno che perde
In molti posti e molte cose Da Scoprire, noi, senza mai lasciarci Le Mani, senza sciogliere i Nodi degli Spiriti a Treccia. Non pretendiamo di Averci, Anticipato, il Futuro. E siamo soltanto Uomini, e crediamo. E siamo Sofisti e non c’importa una Se…
Santu Masi Tocca e Mania!
Rieccomi, in tempi, meno Sospetti, a dormire Tra le righe
domenica 17 gennaio 2010
Shibari Ma
[in mancanza di soggetti Legabili, e d’attitudini da Merovingio [in un sistema che si lasci… Plasmare, nell’intimo della sua Esistenza, con metafisiche tecniche, creare Biochimiche del Sentimento… Restiamo Relegati alla sfera dei Sogni
mi esercito con le torte. Oggi, un ciambellone un po’Sgonfio. Andrà meglio, per Solleticare le Voglie… Presto, ad aggiungere Ciliegie e Mine Erotiche – ché scoppino, sotto al palato, invadendo d’umore tutta la Volta, della Bocca, ché a sua Volta/
Credo d’aver arpionato il segreto della felicità dei Sofisti: ché l’essenza delle Filosofie, è la ricerca della Felicità anche in via della sua Negazione, nelle
Concrezioni delle cose Serene. Parrebbe, leggendo da libri di testo, che il Sofista non avesse interesse a farsi Felice oltre la sua spoglia terrestre, che fosse un Viscido Impavido Amorale Lucrativo Figlio di Troia/ e perché avrebbe quindi scelto d’essere Filosofo, e non ad esempio l’Amministratore Delegato della Juventus?
Soffre accademicamente Il Sofista, di una relegazione Concettuale Cronica al ruolo-personaggio di Plasmatore di Verità, com’è un avvocato di una Prostituta, che serva Cause Ignobili o Nobili; e ad estrema indifferenza. Come se ogni esigenza di lui si fosse fermata all'epidermide; Mi pare piuttosto però che La capacità di crearsi Felicità della logica Sofista, esista e Sieda su profonde basi spirituali radicate in chi interpreta e fondi la logica stessa: ché non potrebbe sussistere, un sistema di ragionamento complesso elaborato da un umano, senza un qualche ancoraggio emozionale, senza pathos né Estesi, senza tenere in considerazione fondamentale le ragioni del filosofo impunte nelle sue Carni, che a questi consentano di pensare monotematicamente e sistematicamente, con Costanza: gli Accidenti cioè della vita interiore quotidiana che Portano a Porsi Domande, la sofferenza, l’ingranarsi degli Ingranaggi ed il lento movimento Rugginoso: che causano, la Filosofia.
Penso che fosse, quello di quei Fraintesi dei Sofisti, un tentativo di coniugare un sistema Logico di stampo para-aristotelico alla Vita Vera; che fosse un modo Pronto di Pensare e quindi agire, non Soltanto più pensiero Per sé stesso, ma Esistenza che constasse Davvero per l’Uomo [di Consolazione alla vita: fosse da articolazione di beneficio del Dubbio, in aiuto all’uomo nello Struggle del Mondo Reale. Costui, nella libertà di sostenere la pari dignità d’ogni cosa e del suo opposto, avrebbe continuato ad essere capace nella progettazione dell’imminente futuro di Sperare nell’alternativa ai propri guai, e ad ogni alternativa avrebbe fidanzato la credibilità di un Alibi, una Storia da raccontare, agli sbirri della psicopolizia.
Penso che fosse, quella dei Sofisti, una piccola e confortante Filosofia Applicata del Niente è perduto, la messa in opera dei grandi Ideali dell'Iperuranio: il che, farebbe dei Sofisti i filosofi più eccezionalmente Utili al quieto vivere terreno.
Non sia quindi, credo, la natura del Sofismo quella di Fare discorsi per gli altri né Fondare, la propria dialettica, all’Illogico Parallelo soltanto per Passione di mentire: ma tragga questo radici Profonde nelle Insicurezze del filosofo… Nelle ragioni stesse della Filosofia, nelle domande originarie; per sfociare in una giustificazione sempre valida alla Speranza: il Sofista si Parla delle Proprie Paure di Nulla o imminenza e le Nega, trovando ad ognuna di esse uno Sposo, risoluzioni d’Antitesi che rispondano a logiche veritiere quanto (più. di) quelle che al problema – al nodo – lo hanno portato, per mano, nel bosco. Portato.
Il Sofista, spaventato dall'inconcepibilità dell'assurdo figurato in tragedie ed in Beckett di fronte alla sua pur illuminata Memoria, trascende il mistico casuale e, Nella contemplazione realizzata ma Non rassegnata della propria umanità, si accoccola nel suo calcolo probabilistico qualunquista: per cui A sarà possibile e parimenti sarà B: e B non è A ma se fosse A, A sarebbe già A: oppure B… Chissà? Le pari opportunità aleatorie, l'imminente Esistenza equipollente di tutte le cariche elettriche opposte e quindi Neutre, anestetizzano il Pericolo in Placenta. Ed è al sicuro, il Sofista, nell’ovatta del Caos; lui vive Tranquillo – nell’indecisione Tremenda che Conforta, e distrae come Divertissement dalle Noie del Reale (quello che si tocca, lui lo sa, che è reale): nell’attesa, che accada, Qualcosa. Qualsiasi ed
io, che neutralizzo ogni Threat con un soffio di Possibilità,
con l'innegabile Ottimismo - ma accade, anche il contrario/
Sono Innegabilmente un Sofista.
sabato 16 gennaio 2010
Quando il Buongiorno si vede dal mattino
Tienti Stretto
Hallelujah
…Oppure sarò solo straordinariamente intuitivo.
Vagare a trame nel mondo c'illumina se a tastoni, ne riusciamo a capire
¶le connessioni
Flotti tu sulle mie stesse profondità?
Hallelujah siamo in un film Saremmo
un ottimo soggetto per una commedia, pessimamente, intellettuale!
però
È l'alba rosa sulle colline quando m'insegni a parlare al telefono
questa notte questo letto è casa mia.
Una frase finale un solo Punto. nero, come un grano di sale
venerdì 15 gennaio 2010
Grazie per la Dose
Isola di Mu
Barefoot Kitchen Dance
giovedì 14 gennaio 2010
Chapter by Chapter
Sì che adesso è finita.
La cucina è tutta vuota senza lo Splendore trasparente delle Plia, di quando il Design, ci aveva… Più Senso, ancora permeato dalla negazione temporanea del Bauhaus.
La mia dote è al sicuro in valigia, e verrà con me: s’è arricchita dell’apribottiglie che usavo – ahi, compagno! giocando nella Birroteca di Cheese: le due ciotole Profane perché non ne ricordo il nometto Francese [più nobile. Com’è Chef; loro adesso Stanno… Come i semini… Aspettano d’impiantarsi nella mia vita nuova, provvisoria. E improvvisa.
Adesso siedo sul letto, Sfatto assassinato in doga III. Il materasso scivolato verso i piedi è tutto grigio, e grigioblu com’è Fuori, e nevica… Rassettando, ho rivisto di quando scrivevi E s’Amarono Così, Sospesi su un Filo di Neve – Maxence Fermine. e promesse d’andare… Nell’Ottocento… Prima di ogni rivoluzione, quando i contorni d’Ognuno di Noi erano in nebbia soltanto Sfumati negli occhi dell’altro, annebbiati come le promesse: incerte, ed assai traballanti, sorelle dispari dell’inganno dolcissimo. Noi non ci conoscevamo, e ricondurci come personaggi in mondi che non esistevano, fermi all’apparenza stereotipa, era Abbastanza e soddisfacente, per sé. Adesso noi siamo due persone, pensavo, compenetrate; esistono queste in sfaccettature Diverse e Tante, e in alcune di queste compartecipiamo della Stessa Sostanza.
Io e te abbiamo costruito della nostra carne di Spirito un altro, reale e presente e nondimeno effimero – forse – ed incerto… Un altro… Mondo Bellissimo, effimero e incerto al futuro [Ché vive, di Presente. E al Presente lo sento, aleggiarmi nel naso (è il tuo REM, che ritorna sfuriato e Carezza) ed intorno… Mi alita, sul collo, mentre è freddo Dovunque [lui Dovunque io sia mi fa caldo, e mi protegge, e mi stimola ad Essere. E a donare i miei tratti belli – pochi – alle cause più giuste, alla causa del Mondo All’odore Esistente e alla Scala, costruita da noi, da un mattone ciascuno, incastrati nei secoli dei giorni… Che va al Cielo del Latte, dell’hiphop dell’Arte[del Cielo, delle Torte di Pane. Il nostro mondo nel mondo reale, ché è parte del Mondo Reale ma in cui noi siamo al centro e irradiamo, è al Centro, dei miei pensieri e delle azioni Remote. Questo mondo viene a galla nel resto del Mondo Quando ti evoco da lontano con il profumo, quando Stringo certi oggetti e bevo il Matcha, per te Esiste? Rivangando nei ricordi e perscrutando, i segni cicatriziali delle Predizioni. Esiste.
Resteranno qui abbandonati, ora che me ne vado e non faccio compagnia, un vasetto con scritta in tedesco – il crucco, il tuo amico di sempre, la specie più Eletta – che recita “… Mandeln… Cay… eff…” boh, ma si porta Di dentro al panciotto Di vetro pastiglie Leone e un elastico in fronte; ed una scatola di scrauso Twinings di cui scrissi qualche giorno fa. Contiene, oltre a del cattivo Earl Grey, due bustine di Tazo e qualche Pompadour.
Me ne preparo una, io il tè, immagina lo shock! E rimiro tutta la mia vita recente è possibile, che sia tutta qui?: nel ghetto, in cantina, di un Metro Quadro e rotti.
martedì 12 gennaio 2010
Tutto ciò mentre
tu sei sempre laluna e
io sono sempre quello che dice Cioccolato, e Arancia Proprio No. Fino a ieri Ma i tempi ed i Modi poi Cambiano e arriva sempre quella che t'innamora e
Elsy è sempre una Merda.
T'avrei scritto:
che
Appena avrò una connessione semistabile inizierò a postare le foto Anch'io :) .
Mi manchi, perché nonmitieneabadaNessuno
ché poi, la regolarità, la Gioia del Piccolo che tu m'hai insegnato
è una delle cose più belle per cui AnDiAmo.
A presto*
...Capito? Non perdermi nelle pozze d'acqua bollenti! Il braccialetto swahili è ogni giorno Più Bello.
120 gradi Fahrenheit
Tutto questo mentre tu ti lecchi le dita e fai finta di non aver detto che Arancia e Cioccolato Proprio No.
Sorgenti naturali di Acqua calda nel mezzo della Neve. Che suona come una Gran Figata se non fosse per il camminare a piedi nudi e in costumino sul ghiaccio per giungere alla piscina.
La mamma di Marion, total Hippie survived from the '70s, ha avuto questa bellissima idea. Ammollarci per quasi un'ora e mezza guardando le stelle.
Ecco, non sarà facile ma credo che riuscirò ad adattarmi grazie a questi semplici diversivi.
lunedì 11 gennaio 2010
Galattoscopio.
domenica 10 gennaio 2010
Missoula, Montana
Ho dormito con la tua sciarpa, che in realtà è stata una bravissima compagna di viaggio. Qui fa freddo, ma un freddo buono, che tira la pelle delle guance ma non entra sotto al cappotto. Sono rimasta intanata sotto il piumone a lungo, stamane. C'è tutto un circo fantastico fuori dalle finestre e nemmeno la gonna di mia madre cui aggrapparmi quando arriva l'elefante. Nevicava appena quando mi sono svegliata, e Marion mi ha portata fuori, mi ha portata in giro, in questo suo mondo un po' hippie, spontaneo e sorridente che sarà anche casa mia, per un po'.
venerdì 8 gennaio 2010
Bra di Po. Aftermath
Sai che giorno è qui? Il Ventuno Dicembre.
Il letto fratturato Scomposto all’altezza della Doga II è una scena del crimine Ancora Tiepida, ché i ragazzi alla Scientifica non avrebbero dubbi sul Delitto Sentimentale, mica!: i miei capelli di Medusa smollano giù alle Lenzuola, nell’azzurro; la pantomima è lenta e Scivola in un’ineffabile e cresciuta Impresa di Sega, mentale.
Sulla branda rediviva, dorme un cucciolo Sepolto di Sotto a un Piumone: e non sei tu, ma a illudersi Va bene, com’è per gli attivisti e le fanciulle che [Wannabe Rockstar!, e magari gli Viene.
Le ciabatte abbandonate al pavimento, in posizioni che lasciamo ipotizzate dopo una Detonazione, ci vedono più lungo delle mie infamie temporali (io Zorro, io Alice, io l’immaginifico Verne - e mi chiedono, di una signorina, simpatica…. Dov’era? Chi era? E dov’è, ora/
…ché non ero mai da solo.
I posaceneri Vuoti e quella Charas risparmiata sibilando veleni tra loro, come Vecchie di Crocchio agli elastici minorati dalle chiome che (tu.) hai sparso in giro: assistono al lento. mummificarsi della bottiglia di Araldica Palazzina (Moscato Passito), rimasta in piedi e Svuotata come un Dolmen, come da bestia mitologica Risucchiata, Rimasta. Rimasta- Testimone di una Notte
…che vide due Mortali farsi Bene e fluente in Steve Zissou: la luce di Luna, 2009. È la resistenza virtuale. È il sogno di due rose Rosse e una Bianca, già cristalli nell’attesa Digradanti in color polvere, e fragili come carta velina. Nelle Highlands in Cucina c’è il Campo Minato
[restò; serenamente Minacciato nel fuoco Incrociato, nel mezzo dell’ordalisca di Bombe di Vasi di Semi di Sesamo e Kamikaze Katsuodashi, arruolato tra i Barattoli Bormioli – Baldi Bersaglieri Boriosi; nella Brezza Normanna dai vetri discosti Tagliente, Tagliata su Legno Sospetto di Twinings Tornito: di Terra bloccata, Torre di Controllo Guardava Rapito la scatola ermetica [la RAF: Headquarter d’Intelligence, Maniero sul Frigo (Fantasmi.) di Rocca [Svettante. Odoroso e assai Fiero, Scozzese Maniero Infestato (di Tè. Di Te!): tutte queste
cose Nostre
divise in schieramenti imprecisi, si fanno Guerra Fredda per le loro gelosie idolatranti, e sventagliano Mitraglie di Memoria ché Mi Manchi: ma io che sono il loro Dio li amo tutti, di uno sguardo Comprensivo
e non esplode nulla. I pantaloni blu Guerriglieri, del Pigiama, dal Padrone dopo te Suffragetta non vogliono Più farsi Sfruttare. Io il Favoloso Andersen *
Rastafari Stand Alone
Ecco,
come s’alternano in questo viaggio tra Moglia’ e Bra-zzaVille le nostre andate.
Adesso Piece of My Heart della sola Janis live al WoodStock: le Marche sono state tutta una ridondante Salterellante farsata della mancanza di te che Buca lo stomaco: com’è un tronco cavo [io dentro. Rosicchiato da ungulati e orsacchiotti mangiamiele. Un festival di sonagli corrosivi. Le profondità ctonie del / Parka.
…ALRIGHT!
e With a Girl Like You in entrambe le versioni, e gli (Incubus – I Miss You).
Manca solo Patrick al festino, ché non l’ho masterizzato… E… L’Emilia è un rewind La Romagna del treno di ieri. I pugni allo stomaco La tua presenza La tua assenza… Tu che voli, io London Calling – e poi è Bologna, è l’autogrill e sentirsi Arrivato: io sono arrivato.
Io sono Qui e tutte le uscite, di Bologna, da San Lazzaro sanno di te – hanno lo stesso Splendido sapore di te Che sei in una bolla di tempo e in un spazio interstizio.
Penso a tornare dall’Alsazia e vedere la nebbia oltre il naso, spessa e giallona, di te che stavi tornando E aspettavo E la squarciavi di rosa albesco con la tua spada fiammeggiante Vorrei scrivere, cose più divertenti.
Quando l’uscita è Casalecchio, poi Cento lo leggo Ci penso, che andrei a casa tua E Basta: e non ti trovo, ma ci andrei, lo stesso, andrei a camminare sul tuo Pavimento e voltare le spalle ai tuoi oggetti Per guardare: altri oggetti, tuoi: intuendo qualcosa di tenero, che fu il tuo passato e sepolto Tu credi – e lo sai che non è – dai tempi, gli odierni.
Annuserei i tuoi cassetti (ci cerco l’odore di penna strofinata, di lana, e di roba preziosa dell’India) e indulgerei a morire di Diabetica Mente [dentro al ricordo di te, alla presenza fresca, all’imminenza Futura.]
Andrei a casa tua a ricalcare le orme sulla neve, a sentire i panpepati sfornati, a contare Se siano rimasti cannoli nel freezer.
Ma il pensiero più vero, in quel (lì,) dove c’è la Certezza della tua esistenza, è quello di correre dai tuoi, abbracciarli, baciarli e ringraziarli: della tua perfetta, dose d’esistenza.
(Jimi Hendrix – Angel)
tutto il viaggio poi è stato una speranza di nevicare