“Sì, ma per fare quelle cose è necessaria la perfezione degli spiriti sottili, e tu non sei uno spirito sottile. Sei uno spirito robusto, nobile quanto vuoi, ma…!”
“È vero. Ma alleno soltanto il mio senso del bello”, rispondo alla Collegiale.
Io che adesso vorrei avere un quaderno di carta riciclata per appuntare a penna questi colori caldi di candela.
Vorrei sempre essere tanto brillante, con un intuito così forte… Da lasciare in silenzio le persone con cui parlo. Vorrei sempre l’illusione che duri: un momento per andare in apnea, l’apnea senza tempo, per non calcolare il futuro tra le possibili deviazioni. Mi piace quando metto musica così fine, una dopo l’altra senza senso, ma con sentimento. Mi piace quando parte una canzone a caso e sentire che è quella giusta, come quando pensi a un nome che non ricordi e lo perseguiti fino a sfiancarlo, per poterlo assaggiare. Lo baci su un tappeto di foglie secche. Mi piace quando fuori è silenzio e case basse. Mi piacciono le camere d’albergo grandi con quattro letti che si guardano, danno l’impressione che esista un mondo con una barriera in meno, e una dimensione in più; rispetto a quelle doppie schifose che ti sbattono il muro sul muso. Magari, se si tratta di un Hilton, non ci sono neanche delle belle finestre, e io non voglio spendere troppi soldi in lusso, finché sono giovane. Io non ho soldi! Vorrei tanto di questo Kashmir da poterci annegare, tanto di questo polline da cucinarci dei dolci buonissimi con… Daniela… Quanto mi manchi certi momenti! Molto più che in tutti gli altri, cara. Quando vedo un’insegna che ti piacerebbe, un negozio in cui entreresti, una libreria in cui sfoglieremmo tutti i titoli. Quando vedo queste boucheries tanto facili e sature di luce dorata di forno, e le botteghe di nettari da ubriacarsi, le conserverie coi tovaglioni a quadri e le scritte a gessetto. Ti penso infilandomi in un intrico di pali sui canali, scattando una foto, quando mi fermo a guardare i rosoni di ferro battuto e le teste dorate sugli architravi delle porte. Ascoltando qualunque canzone, ti penso, un modo lo trovo! Qui la gente viene da tutte le parti dell’etnosfera eppure sembra il mondo fra trent’anni, tutti lucidi e alti uguali come pupazzi in un plastico velato d’utopie. Stasera, associo cose slegate e mi dedico al pensiero laterale. Noi andremmo sui canali e ci sarebbe tanto vento, Dani, sai quanti bei posti per fermarsi? Ti penso in genere quando vedo qualcosa di bello, poi qui piove ed è un bel piovere, ché tiene fresche le rose rampicanti. Se annuso le dita sento il tuo odore…!
Sono grato a Dio di aver creato l’Olanda. Sono grato a Dio come ogni giorno, gli sono davvero grato per aver creato qualcosa.
Il latino, ad esempio
ma solo perché si può scrivere con suprema eleganza sui palazzi ed è divertente
bella (la Luna)
il Sole
oddio sento uno strano tremito dentro e mi piace
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