[in mancanza di soggetti Legabili, e d’attitudini da Merovingio [in un sistema che si lasci… Plasmare, nell’intimo della sua Esistenza, con metafisiche tecniche, creare Biochimiche del Sentimento… Restiamo Relegati alla sfera dei Sogni
mi esercito con le torte. Oggi, un ciambellone un po’Sgonfio. Andrà meglio, per Solleticare le Voglie… Presto, ad aggiungere Ciliegie e Mine Erotiche – ché scoppino, sotto al palato, invadendo d’umore tutta la Volta, della Bocca, ché a sua Volta/
Credo d’aver arpionato il segreto della felicità dei Sofisti: ché l’essenza delle Filosofie, è la ricerca della Felicità anche in via della sua Negazione, nelle
Concrezioni delle cose Serene. Parrebbe, leggendo da libri di testo, che il Sofista non avesse interesse a farsi Felice oltre la sua spoglia terrestre, che fosse un Viscido Impavido Amorale Lucrativo Figlio di Troia/ e perché avrebbe quindi scelto d’essere Filosofo, e non ad esempio l’Amministratore Delegato della Juventus?
Soffre accademicamente Il Sofista, di una relegazione Concettuale Cronica al ruolo-personaggio di Plasmatore di Verità, com’è un avvocato di una Prostituta, che serva Cause Ignobili o Nobili; e ad estrema indifferenza. Come se ogni esigenza di lui si fosse fermata all'epidermide; Mi pare piuttosto però che La capacità di crearsi Felicità della logica Sofista, esista e Sieda su profonde basi spirituali radicate in chi interpreta e fondi la logica stessa: ché non potrebbe sussistere, un sistema di ragionamento complesso elaborato da un umano, senza un qualche ancoraggio emozionale, senza pathos né Estesi, senza tenere in considerazione fondamentale le ragioni del filosofo impunte nelle sue Carni, che a questi consentano di pensare monotematicamente e sistematicamente, con Costanza: gli Accidenti cioè della vita interiore quotidiana che Portano a Porsi Domande, la sofferenza, l’ingranarsi degli Ingranaggi ed il lento movimento Rugginoso: che causano, la Filosofia.
Penso che fosse, quello di quei Fraintesi dei Sofisti, un tentativo di coniugare un sistema Logico di stampo para-aristotelico alla Vita Vera; che fosse un modo Pronto di Pensare e quindi agire, non Soltanto più pensiero Per sé stesso, ma Esistenza che constasse Davvero per l’Uomo [di Consolazione alla vita: fosse da articolazione di beneficio del Dubbio, in aiuto all’uomo nello Struggle del Mondo Reale. Costui, nella libertà di sostenere la pari dignità d’ogni cosa e del suo opposto, avrebbe continuato ad essere capace nella progettazione dell’imminente futuro di Sperare nell’alternativa ai propri guai, e ad ogni alternativa avrebbe fidanzato la credibilità di un Alibi, una Storia da raccontare, agli sbirri della psicopolizia.
Penso che fosse, quella dei Sofisti, una piccola e confortante Filosofia Applicata del Niente è perduto, la messa in opera dei grandi Ideali dell'Iperuranio: il che, farebbe dei Sofisti i filosofi più eccezionalmente Utili al quieto vivere terreno.
Non sia quindi, credo, la natura del Sofismo quella di Fare discorsi per gli altri né Fondare, la propria dialettica, all’Illogico Parallelo soltanto per Passione di mentire: ma tragga questo radici Profonde nelle Insicurezze del filosofo… Nelle ragioni stesse della Filosofia, nelle domande originarie; per sfociare in una giustificazione sempre valida alla Speranza: il Sofista si Parla delle Proprie Paure di Nulla o imminenza e le Nega, trovando ad ognuna di esse uno Sposo, risoluzioni d’Antitesi che rispondano a logiche veritiere quanto (più. di) quelle che al problema – al nodo – lo hanno portato, per mano, nel bosco. Portato.
Il Sofista, spaventato dall'inconcepibilità dell'assurdo figurato in tragedie ed in Beckett di fronte alla sua pur illuminata Memoria, trascende il mistico casuale e, Nella contemplazione realizzata ma Non rassegnata della propria umanità, si accoccola nel suo calcolo probabilistico qualunquista: per cui A sarà possibile e parimenti sarà B: e B non è A ma se fosse A, A sarebbe già A: oppure B… Chissà? Le pari opportunità aleatorie, l'imminente Esistenza equipollente di tutte le cariche elettriche opposte e quindi Neutre, anestetizzano il Pericolo in Placenta. Ed è al sicuro, il Sofista, nell’ovatta del Caos; lui vive Tranquillo – nell’indecisione Tremenda che Conforta, e distrae come Divertissement dalle Noie del Reale (quello che si tocca, lui lo sa, che è reale): nell’attesa, che accada, Qualcosa. Qualsiasi ed
io, che neutralizzo ogni Threat con un soffio di Possibilità,
con l'innegabile Ottimismo - ma accade, anche il contrario/
Sono Innegabilmente un Sofista.
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